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Torino ha una storia lunga, prende nome dalla tribù dei Taurini o Taurisci. Quello che troverete in queste pagine riguarda lo sviluppo urbanistico di Torino, da accampamento romano a futura capitale d'Italia. Se avrete la pazienza di leggere, quando pattinerete per le strade del suo centro, capirete quante vite sono passate prima di voi.
Sviluppo urbanistico di TorinoLa Torino romana (dal 44 a.C. al 476 d.C.)In questo periodo i romani conquistano il Piemonte; il territorio era stato abitato da sempre dalla popolazione dei Taurisci. Quando morì Giulio Cesare si formo una colonia Successe a Cesare, Augusto, formò una seconda colonia: il complesso delle due colonie prese il nome di Julia Augusta Taurinorum. La pianta del territorio conquistato prese la forma del della colonia romana, cioè un rettangolo quasi quadrato. Era lottizzato a scacchiera con due vie principali che erano perpendicolari fra loro e che terminavano ai lati opposti con quattro porte. Le costruzioni all'interno del quadrato erano piccole case ci al massimo due piani. La popolazione variava da 4.000 a 7.000 abitanti. Dopo Milano era la città più importante, ciò per circa 450 anni. Vi erano il Foro, la Basilica, le Terme, i templi.
Torino dalla caduta dell'Impero all'avvento di Emanuele Filiberto (476 - 1563)Durante questo millennio Torino perse il primato fra le città della regione ed il Piemonte rimase frazionato in varie unità politiche. Da Emanuele Filiberto alla fine del '700 (1563 - 1800)Torino era una città modesta eppure Emanuele Filiberto la elevò a capitale dello Stato. Rimasta chiusa nelle mura romane, contava forse 20.000 abitanti addensati in un'area di 54 ettari. Quel reticolo ormai deformato, con vie strette dove si svolgeva la vita quotidiana, necessitava di più spazio. All'interno, un canale era stato ricavato dalla Dora e con l'aiuto di rigagnoli, si provvedeva a tener pulita la città. L'acqua potabile si estraeva dai pozzi; altri tipi di pozzi servivano per raccogliere i rifiuti. Di notte rarissimi erano i lumi, situati alle porte della città. Una lanterna era indispensabile ai torinesi per attraversare la città di sera. Emanuele Filiberto capì l'importanza di rendere più sicura la città, dal lato della pianura tra il 1564 ed il 1566 fece costruire la Cittadella.
Primo ampliamento: 1620La città aveva bisogno di spazio, così il primo ampliamento prese il nome di Città Nuova, in contrapposizione a quella vecchia di origine romana. Venne costruito a mezzogiorno, posto prossimo di comando. La prima opera inizio nel 1620 e fu una nuova linea di fortificazione, si appoggiò con un estremo alla Cittadella e con l'altro all'angolo sud-est delle mura romane.
Solo molto tempo dopo, quando nell'area interna sorgevano le prime costruzioni, fu abbattuto il muro intermedio che era d'intralcio alle abitazioni. La Città Nuova fu messa in comunicazione con la piazza del Castello mediante la Via Nuova (ora si trova nel primo tratto di via Roma), ricavata con l'abbattimento degli isolati vecchi. L'architetto ducale Carlo di Castellamonte diresse tutto l'ampliamento e fece i disegni per le facciate della Piazza Reale. Nella Città Nuova il reticolo continua come nella città vecchia am gli isolati sono più grandi e le vie più ampie. La città conta 25.000 abitanti, viene creata la Piazza Reale, 12.700 metri quadrati, grande quasi come la piazza del Castello.
Secondo ampliamento: 1673La zona scelta era verso levante, contigua al posto di comando ed alla piazza del Castello e confinante col primo ampliamento. Si estendeva verso la Dora di dove l'ingresso alla città è difficile, sia per il blocco degli edifici di comando, sia per la pendenza del terreno. Posta in basso risultava piuttosto nebbiosa. Le nuove fortificazioni staccate dalle mura del primo ampliamento scendevano obliquamente verso il Po, risalivano e si saldavano all'angolo nord-est delle mura romane.
Piazza del Castello divenne più che doppia e la principale via, via di Po, collegò la Piazza con il ponte già esistente sul Po. Oltre il fiume, la via di Chieri si snodava inerpicandosi sulla collina. Via di Po risultò obliqua rispetto a tutte le altre vie. L'ampliamento fu eseguito da Amedeo di Castellamonte. Le case non dovevano superare i tre piani ed essere tutte di altezza uguale. La città arriva a 40.000 abitanti. Viene raddoppiata la piazza del Castello arrivando a 39.600 metri quadrati. La via di Po è larga 18 metri senza i portici (28 con i portici) e lunga 700 metri, sbocca in una piazza larga 100 metri.
Terzo ampliamento: 1714Viene studiato dall'architetto regio Filippo Juvarra ed attuato nell'area a ponente della città vecchia compresa fra le mura romane e la linea di fortificazioni fatta costruire da Vittorio Amedeo II per l'assedio da parte dei francesi (1706).
La linea si saldava nel punto dove inizia il pendio verso la Dora e con l'altro estremo alla Cittadella. Si estese la scacchiera e la principale arteria fu al via di Susa (attuale via del Carmine) congiungente due piazze: le attuali piazza Savoia e piazza dei Quartieri. Risultò in seguito difettoso il collegamento di tale via con piazza del Castello. Prese a tale scopo più importanza la via di Dora Grossa che fu ampliata e rettificata nel tratto attraversante la città vecchia (attuale via Garibaldi). OPERE EDILIZIE ENTRO LA CITTÀ VECCHIANel 1606 si pose mano ad un progetto dell'architetto ducale Ascanio Vittozzi preparato per la rettificazione della piazza del Castello centro della vita cittadina. Questo progetto prevedeva, oltre ad un allungato rettangolo della piazza, la costruzione di case con portici e fronti di uguale ampiezza e disegno. Nel 1613 si iniziò la creazione della Via Nuova con un taglio attraverso tre isolati ed il disegno delle facciate fu del Vittozzi. In seguito al terzo ampliamento il collegamento con piazza del Castello risultava difficile, s'iniziò da parte di Benedetto Alfieri l'allargamento di via di Dora Grossa. La quarta opera fu il collegamento di piazza del Castello con il Palazza di Città e con la porta di Milano (1729, progetto di Juvarra). Lo sbarramento a settentrione era costituito dal posto di comando. Il primo tratto risaliva verso il palazzo di Città e girava poi verso la porta di Milano.
Questo secondo tratto si chiamava via d'Italia, fu iniziata nel 1729 da Juvarra. Consiste nell'allargamento e rettificazione della via e nella creazione di una piazza alla porta di Milano. Benedetto Alfieri trasformò la piazza davanti al Municipio detta allora piazza d'Erbe. Il progetto fu attuato solo in parte. Sino ai primi del 1800 non si intrapresero altre opere edilizie. Le opere del '700 hanno minore estensione e non ospitano più i giardini e le piazze del secolo precedente. Gli sbocchi della via di Milano e di via del Carmine sono più ristretti di quelli di via di Po. La via palazzo di Città è larga solo 8 metri, via di dora Grossa è larga 11,5 metri e lunga 900, senza portici.
TORINO VERSO LA FINE DEL 1700Quando Emanuele Filiberto da Chambery trasferì la capitale dell'Impero Sabaudo a Torino, gli apparteneva solo una parte del Piemonte. Riuscì ad annettere gran parte del territorio, la popolazione di Torino aumentò a 93.000 abitanti, l'area di Torino passò da 53 a 145 ettari. Nel 1726 fu attuata la costruzione di un canale sotto la via di Po, i palazzi erano provvisti di gocciolatoi agli angoli, venne selciata a ciottoli. Le luci compaiono anche nei crocicchi e brillano di più perché i lampioni hanno dei vetri. Il colore dei palazzi tende al giallino insieme al bruno della pietra e si fondevano con il verde dei giardini. Amedeo di Castellamonte costruisce la via principale di Venaria Reale che assomiglia alla via di Po. Juvarra concepisce a Torino la piazza Savoia ed i severi quartieri al fondo di via del Carmine ed in Stupinigi la Palazzina di Caccia. La fantasia ed il fasto furono banditi da Casa Savoia, così la città si sviluppò in modo straordinario ma con assoluta povertà dei materiali.
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